Telaio Fiat «850» e linea ispirata alle potenti supercar: basta questo, assieme a un motoro billante, un baricentro basso e un comportament svelto e guizzar per creare un entusiasmente effecto granturismo. Con i costi di una piccola cilind.

Sulla Fiat «850» si cimentarono, nella seconda metà degli anni Sessanta, quasi tutti i più quotatie carrozzieri italiani. Nella maggior arte dei casi trattava di vetture sportive dalla nea attraente ispirata, in piccolo, a quella delle otenti Ferrari e Maserati. Il motore posteriore a balzo, d'altra parte, consentiva facili contrsterzi, che randevano la guida divertente e sportiva ()onostante la piccola cilindrata. Tra le più riuscite interpretazioni per queste fouriserie, ci sono la Fiat «850 Sportiva Coupe S2» che Moretti lanciò nei 1965 e la Francis Lombardi «850 Grand Prix» del 1968. Trovare loggi, belle ed efficienti, è difficile come vincere al Superenalotto, perchè pochissimi propietari si sono impegnati per conservarle. Fra questi, il ventiseinne Luca Mazzanti, felice propietario della Moretti e Walter Faralli, trent'anni, orgoglioso della sua Francis Lombardi, entrambi professionisti del restauro. La Moretti «Sportiva Coupe S2» (telaio 1092660) è stata immatricolata il 24 ottobre '68, perciò fa già parte della seconda serie del modello, prodotto a partire dal '65 nelle varianti biposto («S2»: quella del nostro servizio) e 2+2 (sigla «S4») per un totale di circa 300 unità. La linea si caratterizza per le vistose «onde» formate dai parafanghi, per il muso tronco e per la coda alta e datl taglio netto, col risultato di un piacevole effetto sportivo. Non vi sono sovratrutture: gli stessi paraurti, presienti in origine, sono stati elininati dal propietario, come si faceva spesso, del resto, negli anni 60. Di notevole pregio gli accessori: ruote a raggi Borani, volante in legno e tappeti in moquette, che all'epoca erano nella lista delle opzioni assieme a vernice metallizzata, schienali ribaltabili, poggiatesta, alzacristalli elettrici antifurto, interno in pelle cambio «Idroconvert». Il restauro, avviato nel '91, ha richiesto cinque anni. La «Grand Prix» Francis Lombardi è stata invece ritrovata nell '87 presso un demolitore, radiata ma ancora coi documenti, circostanza che ne ha reso possible, tre anni dopo, la reimmatricolazione. La carrozzeria riproduce, anche in questo casa, una granturismo in miniatura, con cofano piatto e spiovente, proiettori a scomparsa e una line di cicntrua che s'incurva verso l'alto fino ad avvolgere la coda, corta e tronca. Il parabrezza si sviluppa molto in altezza, assicurando buona visibilità. A patto, però, che non piova, poiché il «tergi» monospazzola ne pulisce una porzione piuttosto ridotta. Insomma, un design riuscito: peccato che la costruzione fosse in taluni casi, approssomativa. «Durante il restauro - racconta Faralli - ho dovuto eliminare un grosso ritaglio del lamierato Fiat, lasciato all'epocca all'interno del parafango perché non era più raggiungibile dall'esterno». Nella Moretti «S2» ci si siede un po'a fatica. Lo spazio è angusto e si guida fasciati dai sedilli sportivi anni Settanta voluti dal primo proprietario, con il capo che sfiora il padiglione. Anche la «Grand Prix» di Francis Lombardi non scherza: l'abitacolo sembra quello di un'auto da corsa e si guida molto reclinati. All'inizio sembra di stare scomodi, ma dopo un po' si scopre che i sedilli non sono male, anche se trattengono poco lateralmente e, offrendo un'escursione limitata, non consentono di allugara le gambe. La pedaliera, pur se dissassata comme sulla Moretti a causa del passaruota, è meno scomoda perché incernierata al pavimento, cosa che agevola la guida sportiva. Su entrambe le vetture lo sterzo non presenta differenze di riposta: mediocre è il ritorno e insufficiente la precisione, difetti resi più evidenti dal ridotto antifurto diametro del volante rispetto alla «850» berlina. I motori sono pronti e brillanti anche ai bassi regimi, sebbene assai rumorosi. Già al primo allungo in autostrada, si avverte la mancanza della quinta.

Questi motori frullano quindi a regimi sempre elevati: perciò, temendone il surruiscaldamento, i proprietari hanno sostituito la ventola originale con quella della «600» che, per effetto dell'invnerso senso di rotazione del motore «850», soffia l'aria fresca aspirata dal basso invece di far circolare quella calda presente nel vano. Sulla Moretti, la pompa benzina elettrica rende più sicuro l'avviamento e lo scarico doppio dona al piccolo quattro cilindri una sonorità ancor più grintosa.

Al Salone di Torino del '68 la «Grand Prix» fu presentata con motorizzazioni Fiat, Giannini e Abarth. La nostra, chè del 1970 (teliao 1410041), monta il motore della Fiat «850 Sport» di 903 cm3, che offre cinque preziosi cavalli in più rispetto a quello della Moretti «S2», che è ancora l'843 cm3 della «850 Coupé» prima serie. Se la «Sportiva» si comporta bene sul misto, dove la riposta rapida e fin troppo leggera dello sterzo ne esalta l'agilità e consento facili controsterzi, della «Grand Prix» dobbiamo dire che è ancor più esaltante. Oltre che della magior potenza, infatti, essa si avvantaggia di carregiate allargate mediante distanziali e di pneumatici maggiorati montati su cerchi più larghi, che ne diminuiscono notevolmento la deriva in curva.

In conclusione, la frenata abbastanza potente e ben ripartita e la facilità cui si controlla la traiettoria in curva, consentono medie sorprendenti per vetture di cilindrata cosi modesta. Nasce il sospetto che le Case automobilistische abbiano rinunciato troppo in fretta al motore posteriore.

testo e foto di Giancarlo Catarsi

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